Visioni ultime. Barocco contemporaneo

A partire dagli anni Trenta, il termine barocco è adottato dalla critica per definire una ricerca innovativa, affidata prevalentemente alla ceramica policroma. In questo ambito si assiste alla nascita di un linguaggio artistico libero e sperimentale, capace di restituire energia, movimento e vitalità alla materia. Lucio Fontana e Fausto Melotti ne sono i principali interpreti, sebbene lungo strade diverse. Melotti è più legato all’espressionismo romano di Leoncillo. Fontana, invece, sviluppa una visione teorica precisa che attribuisce al Seicento un ruolo decisivo nello sviluppo dell’arte moderna. Questa visione si traduce in uno sforzo grandioso quando Fontana rivoluziona la natura stessa della scultura, partecipando al concorso bandito nel 1950 per la quinta porta del Duomo di Milano, conclusosi nel 1957 con la vittoria ex aequo divisa con Luciano Minguzzi, che finirà per realizzare l’opera. Nei numerosi bozzetti e modelli in gesso relativi a questo progetto sono stati individuati richiami all’arte tardobarocca e al furore plastico e dinamico di Bernini. Ma è con il grande modello in gesso dell’Assunta, di cui verrà infine realizzata nel 1972 una versione in bronzo, che si assiste all’esplosione nello spazio di una materia magmatica dove la vertigine plastica e dinamica del Barocco sembrano approdare a limiti estremi. La ricerca sulla materia è centrale anche nell’opera di Giuseppe Ducrot. Prestigiose commissioni ecclesiastiche – dalla Basilica di San Pietro a Santa Maria degli Angeli a Roma – hanno consentito a questo artista versatile di virare il gusto barocco in una potente chiave postmoderna: “Le statue del colonnato di San Pietro – ha dichiarato – per me sono sculture che hanno fatto il giro della storia e sono modernissime”. Così, muovendo dal recupero del passato, l’artista offre una risposta viva e attuale al bisogno dell’uomo contemporaneo di rispecchiarsi nel divino. Con i modelli del passato si è confrontato Francis Bacon, uno dei più grandi inventori d’emozioni e d’immagini del dopoguerra, che è stato definito “pittore barocco”. Ossessionato dal Ritratto di Innocenzo X di Diego Velázquez, dal 1949 Bacon ha dato vita alla serie dei Papi, in cui la figura del pontefice del Seicento si trasforma progressivamente e si sovrappone a quella di Pio XII diventando un’immagine del presente. Con occhi implacabili Velázquez aveva visto che dietro un Papa c’è sempre un uomo, così per Bacon il papa in trono, simbolo di un’autorità assoluta, ha il volto urlante e il corpo disfatto nell’impasto dei colori. È un individuo solo, espressione dell’angoscia esistenziale del secolo.