Vedere l’invisibile, contemplare Dio, farne un’esperienza sensoriale.
Dalla visione mistica all’estasi. L’estasi vissuta sia come fenomeno trascendente – il verbo greco eksístēmi significa “essere fuori di sé” – che prettamente fisico. Inquietudine e trascendenza, carnale e mistico, sono il nuovo linguaggio della spiritualità.
Linguaggio sospeso tra il nulla del puro svuotamento (il Crocifisso di Murillo) e lo spasmo amoroso di Teresa d’Avila, di Juan de la Cruz o di Maria Maddalena de Pazzi. Celebre è il racconto al riguardo di Teresa d’Avila nella sua autobiografia, quando narra di un “[…] cherubino (che) teneva in mano un lungo dardo d’oro, sulla cui punta di ferro sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese a più riprese nel cuore, cacciandomelo dentro fino alle viscere, che poi mi sembrava strappar fuori quando ritirava il dardo, lasciandomi avvolta in una fornace d’amore.
Lo spasimo della ferita era così vivo che mi faceva uscire nei gemiti, ma insieme pure tanto dolce da impedirmi di desiderarne la fine, e di cercare altro diversivo fuori che in Dio […]”. Un trasporto che nel racconto assume una chiara valenza sensuale.
Ma pure laddove manca il contatto fisico – che nel caso di San Sebastiano nondimeno corrisponde al momento del martirio e della conseguente cura dalle ferite – la visione stessa della divinità e la sua accettazione diventano l’elemento determinante della santità: un “racconto verticale” con la luce di Dio che illumina la figura del prescelto, a surrogare “la storia orizzontale” costituita dalle vicende della sua vita terrena. Così Francesco, nell’interpretazione di Caravaggio appare rannicchiato su sé stesso, col profilo rischiarato da un fascio di luce proveniente dall’alto a sinistra, mentre congiunge le mani a sorreggere il volto rugoso, rapito in adorazione del crocifisso. Mentre il Francesco di Cairo si mostra quasi sfigurato nel momento culminante dello spasimo, con il riverbero luminoso a tracciare il profilo di una nuvola in cielo che sottintende l’epifania divina. La luce che emana dalla fiamma di una candela nella Maddalena in adorazione del Crocifisso di Trophîme Bigot: qui il biondo miele dei lunghi capelli sciolti, che lasciano scoperti i seni, accompagna il nostro sguardo verso il teschio in primo piano, immagine della Vanitas.