La diffusione dei modelli. Da Roma all’Europa

Furono soprattutto i pittori francesi i più capaci di inserirsi progressivamente nel nuovo contesto culturale romano. La politica filoborbonica di Urbano VIII e il numero crescente di una comunità che, già all’inizio del secolo, era assai numerosa avevano portato gli artisti transalpini a scalare velocemente le gerarchie sociali dell’Accademia di San Luca, fino al punto di giungerne al vertice. Simon Vouet viene eletto principe consecutivamente dal 1624 al 1627, data questa nella quale fa ritorno in Francia; trent’anni dopo è la volta di Nicolas Poussin, che però rifiuta la carica; negli anni Settanta sono Charles Errard e Charles Le Brun a raggiungere il principato, ciascuno di loro in due occasioni. Nondimeno nel 1663 il re Luigi XIV, che due anni prima aveva cominciato a gestire personalmente il potere di cui era investito, aveva istituito il Prix de Rome: finalmente gli artisti francesi che intendevano formarsi nell’Urbe avevano la possibilità di competere per una borsa di studio, erogata dallo Stato per il loro sostentamento. Tre anni dopo Jean-Baptiste Colbert, all’epoca Sovrintendente alle finanze di Francia, fondava l’Académie de France à Rome, con prima sede sul Gianicolo e direzione di Charles Errard. Nicolas Poussin e Reynaud Levieux a Roma vi moriranno, mentre per Bourdon, il passaggio romano fu in ogni caso determinante per la sua formazione e lo sviluppo del suo ecclettismo. Nell’epoca del barocco trionfale scopo degli artisti legati alla corona di Francia era quello di celebrare Luigi XIV, condottiero in tempo di guerra e patrono delle arti in tempo di pace. Della sfortunata statua equestre del sovrano, realizzata da Gian Lorenzo Bernini e talmente invisa al re che la fece collocare in un angolo, lontano dal palazzo, nel giardino di Versailles – più avanti nondimeno venne modificata nel volto da François Girardon per farla diventare un’effige dell’eroe romano Marzio Curzio –, è testimonianza in mostra lo studio preparatorio oggi al Museo Civico di Bassano. Se la posa, con il cavallo imbizzarrito, riprende da vicino il modello del Costantino della Scala Regia al Vaticano, il volto imberbe di re Luigi appare qui descritto in modo estremamente realistico. Pierre Mignard, che appena quattro anni dopo esegue un ritratto equestre del sovrano incoronato dalla fama dopo le prime vittoriose battaglie della Guerra d’Olanda, idealizza il profilo del condottiero, che governa con mano salda il purosangue e rivolge lo sguardo all’osservatore con espressione ferma e carica d’autorità. Nicolas Pierre Loir giunge a far portare il ritratto del re dal genio della Fama, che accompagna Minerva, a sua volta assisa sulle nuvole.

Ma il barocco “meraviglioso” di ascendenza romana non
si esprime solo nella rappresentazione della gloria dei regnanti.
È la chiesa ad utilizzare il nuovo linguaggio e la sua forza
evocativa: in Spagna maestri quali Murillo e Alonso Cano
interpretano la lezione dell’arte italiana in modo potentemente
didascalico, come si può apprezzare dalla tela con Cristo morto
sostenuto da un angelo realizzata dal pittore di Granada e la
più tarda composizione di Murillo nella sua Immacolata concezione,
che influenzerà anche i modelli diffusi nelle colonie spagnole
dell’America latina.
Lo scultore Pedro de Mena, nelle sue reiterate raffigurazioni
dell’Ecce Homo, intaglia nel legno immagini dall’esemplare
essenzialità e immediatezza espressiva, fortemente legata alla
devozione popolare.
Mentre tra gli esiti italiani sono di particolare e diversa efficacia
la scomposizione figurativa del Busto di Bacco di Giovanni Bonazza
che scavalca il proprio tempo e guarda al nostro, e il più compito e
flessuoso Cristo alla colonna di Filippo Parodi che guarda invece al
tempo immediatamente successivo.
Scultore e architetto (nato presso Salisburgo nel 1644 circa),
Matthias Steinl, introdusse il Barocco in Austria e nella Mittel
Europa.
Dotato di grande inventiva, abile scultore di avorio
(statuette equestri di Leopoldo I, Giuseppe I e Carlo VI, oggi al
Kunsthistorisches Museum di Vienna), realizzò altari, pulpiti e
disegni per architetture e decorazioni d’interni. Seppur apprezzato
insegnante all’accademia viennese, il suo genio trovò più feconda
applicazione nell’ambito delle abbazie (Zwettl, Klosterneuburg,
Dürnstein). Del tutto eccezionale l’esposizione qui del modello
ligneo dell’altre di Zwettl.