Il trionfo dell’immagine. Miti, allegorie, storie

La lunga stagione dell’Umanesimo e del Rinascimento aveva provveduto a recuperare l’eredità culturale del mondo classico. I miti antichi e gli episodi della storia erano divenuti parte integrante dell’immaginario della cultura del XVI secolo.
I pittori avevano dato forma visiva a questo immaginario. Ora, a partire dall’età della Controriforma, gli eruditi iniziarono un processo di revisione delle fonti letterarie classiche, cui vene associato anche l’Antico Testamento. Lo scopo dichiarato è quello di trasformare il mito in allegoria, e quindi codificare una valenza simbolica facilmente riconoscibile negli episodi narrati dagli autori antichi.

Il volume di Vincenzo Cartari Le imagini degli dei de gli antichi (Venezia, 1556), aveva lo scopo dichiarato di fornire agli artisti un completo repertorio mitologico-iconografico. Nell’Iconologia di Cesare Ripa (Roma, 1593), sono le divinità a prestare la loro forma visibile alle Allegorie. E del resto con l’approssimarsi del Seicento, nella poesia come nelle arti figurative, l’allegoria stessa diventa lo strumento per conferire molteplicità di letture e significati ai diversi soggetti, con connessioni inaspettate volte a creare nel lettore o nell’osservatore incredulità e “meraviglia”. Il cannocchiale aristotelico, scritto da Emanuele Tesauro, sostiene il diritto all’uso della metafora da parte degli artisti. La metafora, “il più ingegnoso e acuto … parto dell’umano intelletto”, diventa quindi strumento privilegiato di conoscenza. Tutta la cultura barocca si ritrova concorde su questo aspetto. Così il David di Tanzio da Varallo, dal braccio possente che resta miracolosamente lindo, nonostante abbia appena decapitato Golia, nel suo rivolgere lo sguardo a noi e senza palesare alcun compiacimento per la missione compiuta, diventa simbolo della determinazione e della forza morale: categorie senza tempo che si avvalgono della protezione divina.

La determinazione e la forza morale guideranno Ercole adulto nel compiere le celebri fatiche, ma la sua predestinazione agli atti eroici è riconoscibile fin da quando, fanciullo, uccise i serpenti inviati da Giunone a stritolarlo nella culla (come si osserva nel rilievo bronzeo di Alessandro Algardi). Si trattava della prima vittoria del semidio contro la forza bruta delle fiere, metafore del pericolo e del male. E alla vittoria della ragione sugli istinti allude anche la Caccia alle fiere di Rubens e bottega. Guercino tematizza la fine del mito classico dell’innocenza e della felicità senza tempo nel suo Et in Arcadia ego. Due giovani scoprono nella vegetazione lussureggiante un sarcofago. La morte ha luogo in mezzo alla felicità. Il tema sarà ripreso più volte anche da Nicolas Poussin.