Noi veggiam, come quei che ha mala luce / le cose

FARINATA DEGLI UBERTI

A Farinata, il nobile condottiero ghibellino accusato di eresia, che sarà immortalato nel Quattrocento tra gli uomini illustri, dapprima nel capolavoro di Andrea del Castagno, e ancora nell’Ottocento nelle statue dei grandi collocate nel loggiato degli Uffizi, Dante, nonostante appartenesse alla parte lui avversa, ha reso uno straordinario omaggio, facendone uno dei protagonisti indimenticabili dell’Inferno.

La sua figura, imponente e fiera, che “s’ergea col petto e con la fronte / com’avesse l’inferno in gran dispitto”, rimane impressa per la potenza della sua apparizione e per la forza omerica che sprigiona, quasi un moderno Ulisse, nel contrastare le avversità. Ora come allora. L’atmosfera tragica del Canto X, e il vero e proprio colpo di scena con cui balza fuori dalla tomba tra l’oscurità e i bagliori della “città del foco”, come un monumentale torso antico _ “vedi la Farinata che s’è dritto: / da la cintola in su tutto ‘l vedrai” _ hanno presto sollecitato l’immaginazione degli artisti, a cominciare dalla fine del Settecento fino al Novecento.

Luigi Sabatelli, suggestionato nel clima romano dall’estetica del sublime, lo ha rappresentato in un grande disegno, straordinariamente evocativo, dove i personaggi appaiono come trasfigurati in un’atmosfera visionaria.

Una dimensione eroica pervade, invece, agli inizi dell’Ottocento, il dipinto di Comerio che è una sorta di omaggio al grande condottiero. All’inizio del Novecento, Farinata ricompare figurato come un fantasma terribile nelle inquietanti atmosfere della pittura simbolista di Silvio Bicchi e di Camille Boiry; mentre nella scultura monumentale di Carlo Fontana, la superba fierezza del personaggio viene restituita attraverso una potente forza plastica, ispirata a Michelangelo e a Rodin.